Macerino

    Il castello, sorto a Sud-Ovest di Spoleto sulla cima di un monte, fu costruito a forma di rettangolo allungato, con possenti torri ai quattro angoli, al fine di fortificare un preesistente nucleo abitato.

    L'abitato, per la sua quasi totalità, ricade all'interno delle mura. Le costruzioni in pietra locale, sono separate da strade strette e piccoli slarghi. Caratteristiche sono le pietre bucate, inserite nelle mura per legarvi gli animali.

    All'interno ci sono due piazze contrapposte,
    una denominata del Palazzo della Comunità,  dall'architettura severa e imponente, e l'altra più piccola della Pieve di San Biagio del XI sec. con una facciata caratteristica e semplice al tempo stesso.

    La prima notizia certa è del 1093; ebbe giurisdizione, come castellato delle Terre Arnolfe, su Colle Aiano, Fogliano, la Villa Campi e la Villa Paganica.

    Del suo passato di ricco centro politico ed economico possiamo ancora osservarne cospicue testimonianze: parte delle mura di cinta, due possenti torrioni, caratteristiche abitazioni medievali con porte e finestre in pietra bianca, la porta di accesso al castello, che fino a qualche anno fa era sormontata dallo stemma della comunità, e soprattutto il caratteristico palazzo della Comunità.   

    All'interno delle mura castellane si trova la chiesa di san Biagio, appoggiata all'antico mastio del castello, che già prima del XI secolo risulta soggetta alla chiesa di san Giovanni Battista di San Gemini; nel 1093 divenne Pievania e nel 1217 fu sottoposta alla chiesa di Santa Maria in Rupino.       

    E' a due navate e conserva mediocri affreschi del XVI secolo. Prima di guadagnare l'entrata del castello incontriamo la modesta Chiesa della Madonna del Fiore sorta intorno al 1670 e nel cui interno sono due affreschi datati 1673.
    Presso il cimitero si trova la chiesa di San Giovenale nei cui pressi fu rinvenuto un importantissimo frammento di sarcofago paleocristiano in marmo, della seconda metà del secolo IV, ora conservato nel Museo Civico di Spoleto, che appartenne alla matrona romana Ponzia la quale, nel recarsi a Treviri, morì cadendo dal cocchio.

    Del sarcofago di Ponzia, che il Vescovo di Spoleto Lascaris vide nel 1712 “hinc inde ad hoc altare” cioè nei pressi dell'altare della chiesa, ce ne sono pervenuti due grandi frammenti del fronte anteriore; nella parte centrale che è mutilata, è il mezzo busto del Salvatore con le tracce del monogramma Costantiniano ed il libro della legge aperto; negli angoli sono due figure diademate e vestite con abito talare; nei riquadri, in due tabelle ansate, due lunghi distici che ricordano appunto l'incidente accaduto a Ponzia in località imprecisata.